Guardia Piemontese riconosciuta come Città Europea della Riforma

Cosenza, Mercoledì 07 Marzo 2018 - 14:41 di Redazione

Guardia Piemontese unica in Italia insieme a Torre Pellice a essere riconosciuta come Città Europea della Riforma. Guardia Piemontese simbolo delle stragi compiute nei periodi più bui della storia cristiana per stroncare un modo diverso di interpretare e vivere l’Evangelo. Guardia Piemontese che celebra con un falò i 170 anni dell’emanazione delle Lettere Patenti, con le quali nel 1848 si riconobbero ai valdesi i diritti civili, ai quali poco dopo seguirono anche quelli della libertà di culto. Nei giorni scorsi il piccolo centro del cosentino è stato protagonista di un importante appuntamento che ha coinvolto non solo la comunità valdese calabrese e messinese ma l’intero territorio. Una doppia festa organizzata non solo per celebrare l’editto di Carlo Alberto di Savoia, ma anche per inaugurare la nuova ala del Centro Culturale Gian Luigi Pascale, adiacente al Museo della Strage e al laboratorio di tessitura, che comprende una sala riunioni e la biblioteca. Presenti all’inaugurazione oltre alla presidente del Comitato di Guardia Piemontese Beatrice Grill, anche il moderatore della Tavola Valdese Eugenio Bernardini e il sindaco Vincenzo Rocchetti. Una festa per l’intera comunità, iniziata con il culto celebrato dal pastore Jens Hansen, che ha ricordato le parole del teologo Juergen Moltmann quando dice: “Divento libero interiormente, se apro la mia vita agli altri e la condivido con loro, e se gli altri aprono la loro vita a me e la condividono con me. Allora l’altro non è più un limite della mia libertà ma la allarga”. Poi un ringraziamento “per aver custodito e tante volte liberato le generazioni di credenti che ci hanno preceduto e per averci concesso di godere della libertà con tutti gli altri cittadini del nostro Paese”. Nel sermone il moderatore Bernardini ha sottolineato come nel 1848 “dopo secoli di sofferenza e ghettizzazione, non si trattava di prendersi alcuna rivincita, di rendere male per male, oltraggio per oltraggio, ma, al contrario, benedire. Che cosa significava benedire per quella generazione? Significava adoperarsi per portare, in quella che poi sarebbe diventata l’Italia, un progetto liberatore. Dopo tante sofferenze, dopo secoli di ghettizzazione, si apriva la pianura, che doveva portare anche per i valdesi, benessere, promozione sociale e culturale. Sappiamo che la strada fu lunga, le guerre risorgimentali, l’emigrazione massiccia anche lontano, nelle Americhe, poi il Novecento con le due guerre mondiali, il fascismo, il pregiudizio cattolico perdurante. In questi 170 anni molte cose sono cambiate, alcune delle visioni di quella generazione si sono realizzate, altre no. Ma quelle visioni restano in fondo anche le nostre, per essere benedizione per questo Paese, e goderne i frutti. Questa era e resta la nostra missione in questo Paese, il motivo misterioso per il quale Dio ci ha posto qui e non altrove”. Subito dopo il culto l'inaugurazione dell'ala nuova, con il taglio del nastro del sindaco Rocchetti, che ha ricordato l'importante lavoro di recupero della memoria svolto dalla Chiesa Valdese a Guardia Piemontese e intensificatosi negli ultimi anni grazie all'impulso dato dalla presidente del Comitato Beatrice Grill, che ha portato alla riscoperta e alla salvaguardia del patrimonio culturale locale e all'apertura del museo e del laboratorio di tessitura prima e della biblioteca e della sala conferenze poi. I festeggiamenti si sono conclusi con un falò al quale hanno partecipato in tanti, ricordando i falò accesi la sera del 16 febbraio 1848, quando con questo antico sistema di comunicazione da Torino arrivò nelle valli valdesi la notizia della firma delle Lettere Patenti e del riconoscimento dei diritti civili.



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