Domenico Martire religioso e storico di Pedace

Rossano, Venerdì 05 Ottobre 2018 - 12:56 di Ivan Porto

Domenico Martire religioso e storico di Pedace

Figura di primo piano nel vasto panorama della cultura calabrese 

 

 

di Franco Emilio Carlino

 

Insieme al Barrio, a Giovanni da Fiore da Cropani e al Marafioti, dei quali mi sono occupatoin alcuni precedenti interventi su altre testate del circondario, credo che anche il sacerdote Domenico Martire debba essere annoveratotra i grandiprotagonisti della cultura e della storia regionale. Uno studioso, a mio parere,cui è stata riservata una minore considerazione e quindi forse per questo anche poco conosciuto.

A dare solidità a questo mio pensiero è in particolare la sua principale opera: La Calabria Sacra e Profana, in una certa misura ancora non pubblicata,attraverso la quale l’intellettuale cosentinoraduna numerose informazioni sulla storia sociale e religiosa della regione,ponendosi cosìin qualche modo in continuità con gli scritti di Giovanni Fiore da Cropani.Conferma in tal senso arriva da una pubblicazione curata da Giancarlo Andenna, i cui contenuti si muovono nel vasto panorama delle iniziali comunità religiose monastiche e delle associazioni medioevali, nella quale a riguardo scrive: «… A sua volta dipendente dal De Laude, anche per l’acritico elenco dei monasteri florensi, fu il cappuccino Giovanni Fiore di Cropani, ministro provinciale della Calabria Ultra, che nella sua opera Della Calabria illustrata, comparsa postuma nel 1743, si occupò a rapidi tratti anche dell’ordine florense. Sulla stessa linea alla fine del Seicento, un sacerdote nativo di Pedace, Domenico Martire, canonico della Cattedrale di Cosenza, nel suo voluminoso manoscritto La Calabria sacra e profana, edito solo in parte negli anni 1876 e 1878, tratteggiò gli inizi dell’ordine florense, basando le sue notizie su documenti dell’archivio di San Giovanni in Fiore e trascrivendone integralmente alcuni»[1].

Secondo la storiografia il Martire restò per molto tempo nel monastero dei Minimi Francescani di Roma, sito nel quale tra i numerosi libri fu rinvenuto il manoscritto originale, oggi conservato presso l’Archivio di Stato di Cosenza.

Della figura del Martire, nella raccolta delle Biografie degli uomini illustri (p. 250), si occupò anche lo scrittore Luigi Accattatis riprendendo alcune informazioni di Salvatore Spiriti, patrizio ed accademico cosentino, dedicate all’eccellentissimo signor marchese Bernardo Tanucci segretario di Stato, il quale nella sua breve dissertazione così tratteggiava: «Domenico Martire fu originario di un picciolo Villaggio appellato la Serra del Distretto Cosentino, donde venuto nella Città nostra, per apprender lettere, tanto profitto vi fece, che di grado in grado passando, giunse ad ottenere la dignità di Canonico, e di Decano della Cattedrale. Nel qual tempo proveduto di buone notizie, e di talento sufficiente, intraprese a scrivere L’Istoria delle Calabrie, che con molta fatiga arrivò felicemente a terminare; ma o prevenuto dalla morte, o per qualche altra cagione non potè per le stampe pubblicare, e lo sappiamo per autorità di Scrittori degni di fede, che divisain due tomi si conservi manoscritta in Roma nella Libreria de’Minimi nel Collegio di S.Francesco di Paola comunemente detto de’ Monti. Scrisse ancheGeografia Sacra, che ne pure fu impressa. (4) Vivea nel 1688, ma non sappiamo quando fosse morto»[2].

Ma realmente quale è la figura dell’uomo Domenico Martire? Quale contributo ha dato alla cultura e allastoria del paese? Quali sono state le sue opere?

Il Martire nacque agl’inizi del XVII secolo (18 ottobre 1634), nei casali di Cosenza, per la precisione a Perito una frazione del Comune di Pedace, dove Domenico passò la sua fanciullezza prima di essere avviato agli studi ecclesiastici. I suoi genitori erano Giovanni Stefano Martire e Beatrice Durante. Di lui si conosce la data di nascita ma incerta rimane quella della sua morte, anche se una certa storiografia sostiene che questa sia avvenuta a Roma il 5 di settembre del 1705, mentre si trovava presso il convento dei frati Minimi di Roma.

All’età di nove anni, nel 1643 entro in seminario dove diventò chierico dando inizio alla sua formazione spirituale di uomo di Chiesa, aspetto che emerge profondamente dalla sua stessa opera:La Calabria Sacra e Profana, nella quale illustra la sua vita. Nei primi anni ‘50, tra il (1651-1654) presso il monastero del Gesù della città Bruzia frequentò gli studi filosofici e di teologia morale, continuando negli anni successivi la sua formazione in teologia scolastica, sempre a Cosenza, nell’Istituto dei frati predicatori. Qualche anno dopo (1658), Domenico ricevette il ministero sacerdotale dal vescovo milanese di S. Marco Argentano Teodoro Fantoni (1652-1684), festeggiando la sua ordinazione con la celebrazione della sua prima Messa nella chiesa di Pedace. Dopo una veloce parentesi con la sua permanenza a Napoli per approfondire gli studi "de’ Sacri Canoni e Leggi", ritornò a Pedace per la improvvisa scomparsa del padre (1660)dove rimase fino al 1670 esercitando nell’ultimo anno le funzioni di parroco affidatele dal vescovo. Avendo in animo il desiderio di ricoprire la carica di Decano di Cosenza questo gli provocò, negli anni successivi dal (1671-1677) alcune profonde divergenze con l’Arcivescovo di Napoli, tanto che lo costrinsero ainterrompere la sua funzione. In questo stesso periodo iniziò a stendere la sua principale opera La Calabria Sacra e Profana, che poi continuò ad arricchirla negli anni successivi.

Tornò a Roma, dove rimase fino al 1685, concentrandosi nell’approfondimento dei suoi studi. Nominato nel 1685, da Antonio Papa, vescovo di San Marco, Vicario Generale della Diocesi vi si fermò per quasi due anni per fare, poi, dopo la morte del Vescovo, nuovamente ritorno a Roma. Ancora un ritorno in terra bruzia come vicario del vescovo di Mileto nel 1690 ed infineil suo successivo ritorno a Roma nel 1693, dove si dedicò del tutto al completamento dell’opera, con la quale consegnò alla Calabria e agli studiosi una quantità ingente di informazioni indispensabili per la conoscenza della regione e la sua storia, soprattutto dal punto di vista sociale e religioso.

L’opera, come accennavo prima, fu ritrovata come corposo manoscritto di quasi 2000 pagine che solo successivamente fu dato alle stampe per ricavarne l’opera come oggi è da noi conosciuta, ripartita in due volumi, di due tomi ciascuno, dove nel primo volume ènarrata la vita di alcuni uomini della Chiesa calabrese.Tra le altre opere del sacerdote e storico di Pedace figura un secondo manoscritto dal titolo:Geografia Sacra, mentre non mancano notizie storiografiche che ci confermano in qualche misura che altre composizioni a lui attribuite possano trovarsi presso gli Archivi e le Curie da questi frequentati durante la sua permanenza nelle due Diocesi di Mileto e San Marco Argentano.   

 

 


 

 

 



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